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LA RAGNATELA DEL DOMINIO: L'ISTRUZIONE AL SERVIZIO DEL POTERE
L'Amore Infinito è l'Unica Verità Tutto il Resto è Illusione



L'Amore Infinito è l'Unica Verità Tutto il Resto è Illusione
David Icke

(tratto da L’amore infinito è l’unica verità, tutto il resto è illusione, di David Icke, Macro Edizioni 2006)

 

 

Nel 1990 iniziai consapevolmente un incredibile viaggio alla scoperta di me stesso. Non avevo la minima idea riguardo a dove mi avrebbe condotto, ma decisi che lo avrei intrapreso comunque. Ne avevo abbastanza. Questo “mondo” non aveva mai avuto senso per me: le ingiustizie, la stupidità, il modo in cui il sistema trasforma le persone in poco più che macchine, le quali operano attraverso un ciclo continuo di esperienze e comportamenti ripetitivi che istericamente ci ostiniamo a chiamare “vita”. Non siamo noi a vivere la vita – è la vita a viverci. Vi sono delle eccezioni, molte delle quali saranno le persone che stanno leggendo questo libro, ma la maggior parte della gente si fa dire cosa pensare, dove andare, cosa fare e come farlo. Non è così? Ebbene, da dove acquisite le “informazioni” che vi portano a trarre le conclusioni riguardo a voi stessi e al mondo? Chi decide a quale ora vi dovete alzare ogni mattina di ogni giorno lavorativo? Chi decide dove dovete andare e qual è il vostro compito una volta arrivati a destinazione? Chi decide come dovete svolgerlo? Se assomigliate alla stragrande maggioranza delle persone che attualmente popolano questo mondo illusorio, non siete affatto voi a prendere quelle decisioni; esse vi vengono imposte dal “sistema”, la ragnatela del dominio e del controllo che impone la propria volontà sulla vostra “vita”.

 

Una bella menzogna al posto di una spiacevole verità

La maggior parte delle persone non vuole misurarsi con i complotti e la corruzione dei governi, e neppure chiedere perché le nazioni, anche la propria, vanno in guerra contro civili indifesi. Quando i governi pronunciano le loro falsità, quando si scusano per la loro assurda condotta, la maggior parte della gente è pronta ad accettare quanto dicono perché vuole – credere che quelle menzogne siano la verità. L’alternativa consiste nell’affrontare il fatto che il governo non è un benevolo servitore del popolo – ma esattamente l’opposto. Affrontare la realtà è sapere che le forze che controllano gli Stati Uniti sono capaci di orchestrare gli orrori dell’11 settembre e accusare qualcun altro; oltre ad avere la sfacciataggine di partecipare ai riti funebri per le vittime, pur sapendo di aver concorso alla loro uccisione. Quante persone sarebbero sufficientemente forti da affrontare una cosa del genere e ciò che essa rappresenta per le loro esistenze? È questa una delle ragioni basilari per cui le menzogne ufficiali hanno la meglio, e divengono delle verità comunemente accettate. L’alternativa è talmente impensabile, talmente intollerabile, da non poter essere presa in considerazione; così la maggior parte della gente non lo fa.

 

Auto-illusioni di felicità

Lo stesso vale per la negazione collettiva che mettiamo in atto riguardo alle nostre esistenze: «Ho una casa grande e una grossa automobile; non è una vita favolosa?». Ebbene, la casa e l’auto saranno anche favolose, ma la vita? Quante persone stanno facendo ciò che vogliono veramente? Quante sono davvero felici, realizzate e in pace con se stesse? In verità, quasi nessuna. Non è forse proprio questa la condanna profonda e radicata inflittaci dall’alienazione mentale che chiamiamo “vita”? I più fanno quello che pensano di dover fare, e ciò significa servire il sistema secondo le condizioni del sistema stesso. Perché confondiamo la “vita” con il mondo, così come esso viene comunemente sperimentato? Cos’ha a che vedere la vita col far saltare in aria dei bambini sotto gli occhi dei genitori, e genitori sotto gli occhi dei propri figli, e chiamarla “liberazione”? Dove sta la vita nel doversi alzare ogni mattina alla stessa ora per starsene sempre in mezzo al solito traffico, o per fare la fila aspettando il solito treno, per recarsi a svolgere il solito lavoro che vi lascia annoiati, frustrati e insoddisfatti, prima che, ancora in mezzo allo stesso traffico o dopo aver fatto la stessa fila, ve ne torniate a casa per guardare alla tv i soliti programmi serali che vi trattano come foste dei ritardati mentali? Dove sta la vita nel mandare i nostri figli in scuole e università ideate per buttarli fuori come rotelle d’ingranaggio programmate per la generazione successiva? Ma, ancora, preferiamo convincere noi stessi di avere un “buon lavoro”, una “buona carriera”, una “bella vita”, e di dare ai nostri figli una “buona istruzione”, piuttosto che affrontare l’orrore degli orrori, e cioè che la vita, in realtà, è uno schifo. O meglio, uno schifo se paragonata a cosa potrebbe essere e a cosa ci piacerebbe che fosse. In verità, non si tratta per nulla di “vita”. È un velo di lacrime nascoste da una mano pesante di mascara e da un’abbondante passata di autoillusioni. Noi giudichiamo la nostra “felicità” dal nostro grado di infelicità, e le nostre realizzazioni tramite i simboli e i fronzoli che il sistema ha decretato come elementi essenziali del “successo”.

 

Programmare, indottrinare, inculcare

Il giorno in cui stavo scrivendo questo, lessi i risultati di uno studio sulla salute mentale ed emozionale dei teenagers in Gran Bretagna, sebbene la stessa cosa possa applicarsi a tutto il mondo industrializzato e computerizzato, e non solo. Lo studio: Dinamiche del tempo nella salute mentale degli adolescenti, pubblicato nel Journal of Child Psychology and Psychiatry, rivelava che il numero dei quindicenni sofferenti di ansia e depressione era aumentato del 70%, in meno di vent’anni. Lo studio concludeva che una delle cause chiave di questo drammatico incremento del trauma emozionale negli adolescenti, era la spinta incalzante ad “avere successo”. Per essere più precisi, si sarebbe dovuto aggiungere avere successo secondo le condizioni del sistema. Lo studio affermava “la costrizione ad avere successo negli studi e la prospettiva dell’indebitamento stanno contribuendo a diffondere l’infelicità”.

Lo studio metteva inoltre in evidenza lo squilibrio tra il tempo trascorso a scuola e quello dedicato allo svago, una cosa cui ho dato rilievo per anni. Tengono i ragazzi a scuola per ore e ore di seguito, per cinque giorni a settimana e, una volta aperti i cancelli della prigione, li mandano via con i compiti da svolgere a casa! Quando bambini e ragazzi trovano il tempo di fare ciò che loro stessi vogliono fare? Risposta: nel mezzo del diluvio di accademiche stronzate messe a punto al fine di produrre quel foraggio per cervelli che consenta al sistema di seguitare a rotolare come una specie di irrefrenabile palla di neve, nella cui scia, giorno dopo giorno, si ammassano sempre di più le nostre libertà e la nostra unicità. Un altro studio: Indagine sul malessere in aumento, riportato dalla UK Press Association nell’ottobre del 2004, confermava questa tendenza, con tre quarti dei genitori intervistati che affermavano che i loro figli erano sotto pressione assai più di quanto loro stessi fossero alla medesima età. Un’analoga percentuale dichiarò che lo stesso tipo di pressione e di stress a scuola (come vessazioni ed esami) aveva avuto l’impatto più rilevante sulla salute emozionale e sul benessere dei propri figli. E gli esami a che servono, di grazia? A rivelare fino a che punto il sistema controlla la mente e la percezione dei ragazzi. Secondo l’indagine, sette genitori su dieci dissero che il governo avrebbe dovuto investire di più nell’ambito dei servizi per la salute mentale di bambini e ragazzi. Oh mio Dio, fatemi il piacere! Lasciamo perdere come “trattare” il problema, che ne dite di rimuovere le cause? Che ne dite di cambiare il modo in cui si sentono i vostri figli, dicendo loro di rilassarsi e di divertirsi, dato che l’istruzione e il passare gli esami imposti dal sistema sono soltanto un mucchio di fesserie? L’“istruzione” esiste allo scopo di programmare, indottrinare e inculcare un convincimento collettivo in una realtà che ben si addica alla struttura del potere. Si tratta di subordinazione, di limitazione, di mentalità del “non posso”, “non puoi”, poiché è questo ciò che il sistema vuole che ciascuno esprima nel corso del proprio viaggio verso la tomba o il crematorio. Ciò che noi chiamiamo Istruzione non apre la mente, la soffoca. Così come si espresse Albert Einstein: “L’unica cosa che interferisce con il mio apprendimento è la mia istruzione”. Egli disse anche che l’istruzione è “quel che rimane dopo che si è dimenticato tutto quanto si è imparato a scuola”. Perché i genitori sono orgogliosi nel vedere che i loro figli conseguono degli attestati di “profitto” per aver detto al sistema esattamente quanto esso richiede di sentirsi dire? Non sto dicendo che le persone non debbano perseguire la conoscenza ma, se qui stiamo parlando di libertà, dovremmo poterlo fare alle nostre condizioni, non a quelle del sistema.


David Icke


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