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Scheda libro
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Rocco A. Errico
Otto Accordi con Dio. Con CD
Il Padre Nostro originario, l'antica preghiea di Gesù, con testo aramaico a fronte. CD allegato con la preghiera recitata in aramaico, italiano e inglese
Prezzo: € 16,50 Pagine: 120 - Formato 13,5x20,5 ISBN 13: 9788875074814 Note: CD con la preghiera in aramaico, inglese italiano Prima edizione: Novembre 2003 Traduttori: Luisa Natalia Monti
Titolo Fuori Catalogo - NON DISPONIBILE
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Cos'è la preghiera? Qual è il suo esatto significato? Cosa ci permette di ottenere?
Il dott. Rocco A. Errico risponde a queste domande in Otto accordi con Dio, illustrando gli insegnamenti di Gesù condensati nella preghiera più famosa della cristianità, il "Padre Nostro". L'autore pone l'accento sui manoscritti aramaici originali, sull'antica cultura del Medio Oriente e sulla lingua aramaica risalente a duemila anni fa. Ci illustra le definizioni di parole quali "Padre Nostro", "santificato", "pane quotidiano", "tentazione", "male" e "amen", considerandole dal punto di vista linguistico e culturale dell'epoca. Il lettore conoscerà gli otto sentieri di armonizzazione inerenti la preghiera, mediante i quali potrà rafforzare il legame con Dio ma, soprattutto, diverrà capace di accogliere il potente messaggio proclamato da Gesù nella sua lingua natale, e il significato che quelle stesse parole possono avere oggi.
Un messaggio che ispira, guida e consente di riconnettersi con Dio senza la necessità di intermediari e che permette di riconoscere la propria profonda spiritualità di esseri umani creati a sua "immagine e somiglianza".
Attraverso l'apprendimento e la comprensione del vero significato di questa preghiera imparerete ad avvicinarvi a Dio come a un genitore affettuoso e a riceverne il suo inesauribile potere di amore e compassione. Imparerete a recitare questa preghiera, tramite il CD allegato, anche in lingua aramaica. Le vibrazioni emanate dal suono di queste parole vi doneranno salute e pace, vi arrecheranno conforto e saranno fonte di gioia per le vostre anime e la vostra vita.
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Indice:
Ringraziamenti Prefazione alla nuova edizione I Preparare una trappola per ricevere Dio II Abba – Padre III Distinguersi IV Il consiglio divino V Volontà – Richiesta – Desiderio VI Matteo 6:9-13 – Il testo aramaico VII Il pane quotidiano VIII Il potere del perdono IX Il materialismo X Potenza e gloria Bibliografia L’Autore
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Estratto:
CAPITOLO PRIMO Preparare una trappola per ricevere Dio Termini moderni quali affermazione, visualizzazione, terapia della mente, immaginazione attiva, “treasure mapping” e padronanza della propria mente fanno di certo sembrare obsoleto l’utilizzo della parola preghiera. Pare che ognuno abbia una propria idea particolare riguardo a ciò che significa essere in contatto con le forze spirituali dell’universo. Molte persone pensano che pregare significhi semplicemente dire a Dio (forze spirituali) cosa fare. Altri immaginano che Dio, la Mente onnipresente, o universo senza limiti, sia una specie di magnifico, immenso Distributore Automatico Cosmico pronto a sfornare automobili, case, denaro, salute, relazioni e qualunque altro aggeggio ci possa saltare in mente. Nel lontano passato, i venerandi sapienti semitici e gli artefici dell’antico linguaggio, diedero vita a un’unica parola semitica, slotha, che noi abbiamo tradotto con preghiera. La parola preghiera, nella sua accezione originale dall’aramaico antico, ha un significato ben distinto. Per meglio comprendere quale sia l’intento alla base di questo termine semitico, dobbiamo svelare il significato e l’attinenza che risalgono all’origine. Nel tradurre da una lingua a un’altra, è molto difficile conservare l’impatto autentico e l’efficacia di una certa parola o di un pensiero. Solitamente, con la traduzione perdiamo qualcosa. Il compito è persino più arduo quando si tratta di culture tanto differenti tra loro quanto la nostra, occidentale, e quella del Vicino o Medio Oriente [N.B.: in accordo con l’autore, il termine più corretto da un punto di vista sia storico che geografico da utilizzarsi in tutto il libro è “Vicino Oriente”, sebbene il termine “Medio Oriente” sia più diffuso; in ogni caso, le due definizioni possono essere intercambiabili, N.d.T.]. Per esempio, tradurre la Bibbia dalle antiche lingue semitiche del Vicino Oriente (aramaico ed ebraico) nel linguaggio occidentale, in passato è stato un problema, e lo è tuttora. La lingua aramaica L’aramaico era la lingua franca (lingua universale) dei Semiti dell’antico Vicino Oriente. La sua apparizione storica risale all’incirca alla fine del secondo millennio avanti Cristo e, in seguito alla sua diffusione attraverso le regioni mediorientali, divenne la lingua degli Aramei, degli Assiri, dei Caldei, degli Ebrei e dei Siriani, così come la lingua utilizzata nelle provincie del governo della Persia (Iran). Ancor oggi l’aramaico viene parlato in molte zone del mondo. Aramaico ed ebraico sono lingue “sorelle”. Molte radici da cui sono derivati i termini della lingua ebraica sono anche le radici dell’aramaico. L’aramaico era la lingua natale di Gesù di Nazareth. Egli parlava e istruiva le genti nella sua lingua d’origine, ed è sempre in aramaico che Gesù proclamò il suo gioioso messaggio (Vangelo) in tutta la Palestina.1 La sua famosa preghiera “Padre Nostro” (che noi chiamiamo anche la Preghiera del Signore) venne composta in aramaico. Il significato di preghiera nella lingua aramaica In aramaico, la parola che corrisponde a preghiera è slotha. Essa deriva dalla parola-radice sla, che letteralmente significa “intrappolare” o “tendere una trappola”. Così, il termine preghiera nel suo senso iniziale suggerisce di “preparare la mente come fosse una trappola, in modo da poter catturare i pensieri di Dio” – in altre parole, di “intrappolare la guida interiore e gli impulsi che provengono dalla fonte spirituale che risiede dentro di noi”. Peghiera significa anche “una disposizione d’animo nella quale lasciamo placare tutti i pensieri personali, senza fare alcuno sforzo per indirizzare qualcosa verso l’esterno”. È uno “stato vigile di totale sensitività e attenzione”. Altri significati di preghiera In aramaico, la parola slotha implica anche altri significati, tra cui: “mettere a fuoco”, “regolare”, “disporre” e “sintonizzarsi”. Una definizione più attuale potrebbe essere “selezionare un canale”. Se dovessi parlare con voi in aramaico per chiedervi di accendere la televisione selezionando un particolare canale, dovrei utilizzare la parola-radice aramaica sla, “preghiera”. E il significato sarebbe “selezionare il canale appropriato”, oppure “regolare l’impostazione”, o ancora “sintonizzarsi sul programma desiderato”. Preparare la trappola Con la preghiera noi regoliamo e prepariamo la nostra mente e il nostro cuore a ricevere il programma di Dio. I programmi di Dio (forze spirituali) vengono trasmessi in continuazione. Il trasmettitore universale divino opera giorno e notte ed è sempre in onda. Lo spirito irraggia e invia costantemente segnali a tutte le cose e a tutti gli esseri viventi presenti nel creato. L’Intelligenza amorevole e infinita è ovunque e attraversa ogni cosa. “Preparare una trappola per ricevere Dio” è l’antico significato di “preghiera”. Ciò che suggerisce è che, nel momento in cui siamo ricettivi a tutto quanto ci spetta di diritto, possiamo intrappolare tutto l’amore, la gioia, la verità, la pace, l’energia e la compassione di cui abbiamo bisogno. Si tratta realmente di una disposizione di cuore e di pensiero che ci prepara a qualunque necessità. Questo tipo di preghiera ci abilita a ricevere i doni fornitici da Dio e, di volta in volta, a esprimere gratitudine e riconoscenza. Un esempio adatto ai nostri tempi Quando mi accingo a spiegare l’antico significato della preghiera, mi piace utilizzare questo esempio. Immaginate di avere un videoregistratore. Ci sono due modi per impiegarlo. Possiamo usare un nastro su cui sia già stato registrato qualcosa, oppure utilizzarne uno completamente vuoto. Di solito usiamo un nastro vuoto per registrare un programma che ci arriva attraverso gli invisibili canali aerei. Senza dubbio è utile che la nostra videocassetta sia pulita, in modo da poter ottenere la miglior registrazione possibile. Una preghiera schietta e sincera prepara la mente a divenire come un nastro vuoto, pronto a ricevere tutto il bene di cui possiamo avere necessità nella nostra esistenza. Quando la nostra mente è libera, aperta, pulita e sensibile, siamo in grado di catturare il potere e la presenza di Dio. Ma i consigli di Dio non ci giungono tramite le parole, bensì per mezzo dello Spirito – l’intangibile. La consapevolezza della presenza di Dio è ciò che porta salute e forza nel nostro cuore, nella nostra vita, in famiglia, nelle relazioni e nelle necessità di carattere economico. I poteri e le forze universali non si schierano mai contro di noi. Le forze spirituali che risiedono dentro di noi e che attraverso noi fluiscono liberamente, sono sempre presenti. Esse ci guidano, ci aiutano e ci sostengono – a patto che agiamo in accordo con il programma universale, nell’intento di farlo nostro, e non soltanto secondo un personale “ordine del giorno”. Il significato di Dio Ora che interpretiamo la parola preghiera nel senso di “preparare una trappola per ricevere Dio”, quale significato diamo al termine Dio? Ogni persona ha una visione differente rispetto a ciò che è Dio. Alcuni di noi lo immaginano come un vecchio benevolo ma imponente, con una lunga barba bianca e le vesti di una luminosità sfolgorante. Le stesse persone se lo raffigurano seduto su di un trono d’oro, in un luogo che potremmo chiamare il suo “quartier generale”. È interessante notare come una tale rappresentazione di Dio derivi dalla divinità di Canaa, il cui nome era el. Come parola, dio significa semplicemente “divinità”. Il termine aramaico che si riferisce a Dio è alaha. In arabo è allah e in ebraico elohim o alohim. Tutte queste parole utilizzate col significato di Dio derivano dalla stessa radice semitica – al o el. Vi sono varie ipotesi riguardo al significato della radice semitica di questa parola. Ecco alcuni esempi: 1) colui che è forte o potente; 2) il venerato; 3) il sommo (radice canaanita); e 4) colui che aiuta, che supporta e sostiene (radice aramaica). Un altro termine aramaico usato al posto di Dio è ithea, “che esiste di per sé”, “di per sé coeso e che si auto-sostiene”. Questo termine è inteso in senso qualitativo e si riferisce all’esistenza eterna come a qualcosa che esiste in quanto sé, e la cui vita non deriva da alcun luogo o attraverso cosa alcuna. In altre parole, Dio è tutto ciò che esiste. Quelle che noi chiamiamo “cose” traggono la propria esistenza da ithea. Il principio di auto-esistenza, in aramaico conosciuto come ithea, rappresenta la Presenza efficace e creativa. Questa Presenza permea l’universo e attraverso di esso agisce. La Presenza ci rende sempre più consapevoli del suo potere e ci assiste nel maturare la nostra individualità. Ithea fluisce dentro e fuori di noi, sempre.2 Essa viene sostenuta dalla propria personale energia. Ithea è la forza all’interno dell’universo e oltre, è ciò che fa scorrere tutte le cose. Questo Potere universale è la stessa Presenza sostenitrice e vitale che dimora in noi. La consapevolezza mediorientale Se qualcuno dovesse chiedere a un mediorientale spiritualmente devoto cosa significhi Dio (alaha) per lui, egli non risponderebbe in termini teologici o dottrinali. La sua risposta consisterebbe in un linguaggio semplice e diretto: “Alaha è il mio stesso respiro, il battito del mio cuore, la mia vita”. Nella coscienza semitica, il Dio vivente circonda le persone e veglia su di esse così come un abile pastore custodisce incessantemente il proprio gregge. Le parole del salmista poetico descrivono molto bene questa consapevolezza. Egli canta la propria devozione e l’anelito nei confronti del Dio vivente. Egli sa che, ovunque dovesse trovarsi, la realtà della vicinanza di Dio sarà sempre con lui. Un mediorientale sa che Dio conosce perfino i suoi pensieri e la sua direzione. Il salmista rivela che tutto questo è troppo meraviglioso per poterlo comprendere appieno: Come il cervo anela ai corsi d’acqua così l’anima mia anela a te, o Yahweh! 3 L’anima mia ha sete di te, o Dio vivente! Quando riuscirò a vedere il tuo volto?… Un abisso chiama l’abisso al fragore delle tue cascate. – Salmo 42:1-2, 7 Oh Yahweh, Tu mi scruti e mi conosci. Tu sai come io conduco la mia vita4. Dall’alto percepisci i miei pensieri. Tu conosci le mie vie e i miei sentieri, da vicino hai seguito i miei passi. Se c’è un mutamento nelle mie parole, O Yahweh, Tu già lo sai perfettamente. Dal principio alla fine Tu mi hai dato forma e hai posto su di me la tua mano. Così meravigliosa per me tanta sapienza! Così possente da non poterne dominare la forza! Dove andare lontano dal tuo spirito? Dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, tu sei là. Se scendo nell’oltretomba (Sheol5), ecco Tu sei anche lì! Se come un’aquila mi alzo in volo per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra. – Salmo 139:1-10 [...] |
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